 CARTINA VISITA PASTORALE E RITRATTO DI CARLO BORROMEO Carlo Borromeo usava effettuare frequenti viaggi apostolici nei territori della sua diocesi. Il Conventino riappare a dar notizia di sé proprio in una di queste occasioni, di cui vi sono precisi ricordi storici: San Carlo Borromeo vi si recò il 27 ottobre 1574, durante una delle sue numerose visite alla Basilica di Santa Maria del Monte, legata al nome del suo grande predecessore Ambrogio (dove tuttavia all’epoca non esistevano ancora le celebri cappelle, iniziate nei primi anni del 1600). Era il 1574, e probabilmente questa visita non accadde in modo casuale, perché proprio 100 anni prima erano state promulgate le bolle di papa Sisto IV a favore dei francescani, ed era pure il 350° anniversario delle stimmate di San Francesco, risalenti al 1224. (San Carlo Borromeo: sulle orme di Francesco). A quell’epoca i frati avevano già abbandonato da tempo il monastero. San Carlo, costatando la situazione un poco degradata di tutto il complesso, lo benedisse, ordinò una serie di urgenti riparazioni e, in attesa di una decorosa sistemazione, la sospensione momentanea delle celebrazioni liturgiche. Questo il testo dell’antico documento: N° 13 1574, 27 Ottobre Autore ignoto Ordinazioni per la chiesa di San Francesco in Pertica. S. Carlo, Cardinale Borromeo, Arcivescovo di Milano Archivio della Curia Arcivescovile di Milano. Archivio Spirituale sez. X, Visite pastorali e documenti aggiunti, Pieve di Varese, Vol. 72 Archivio della Parrocchia di S.Stefano di Velate, Sezione Visite pastorali, cart. I, fasc. I (sono conservate le fotocopie dell’originale reperibile nell’Archivio della Curia di Milano) “Ordinationi per la Chiesa di San Francesco in Pertica. Si proceda all’altar de’ croci et candelieri d’ottone. Si finiscano de’ incrostar et imbianchir li muri della chiesa. Si faccia il pavimento della chiesa. Si faccia la soffitta al cielo della chiesa, et specialmente di sopra all’altar sino al punto piano, et fra tanto non si celebri messa. Si proceda di una campanela quale si accomodi di sopra la chiesa co’ dei pilastrelli. Si proceda di uno vase quale conte(…) per l’acqua santa et co’ la sua colonna per piede. (La chiesa et casa stia in potere del curato o di persona deputata da lui) – è cancellata da una riga nell’originale – La chiesa si tenghi chiavata, et la chiave stia in potere del curato, o di persona deputata da lui.” Un altro documento, del 1581, ci informa che S. Carlo Cardinale Borromeo incarica Mons. Antonio Seneca, Decano ecclesiastico per la città di Milano, di una processione che passa da S. Maria del Monte – S. Francesco in Pertica – S. Stefano di Velate . Il complesso del Conventino non venne però restaurato, forse per alcune circostanze storiche, come la grande peste che scoppiò a Milano e in Lombardia nel 1576 (nel 1630 si verificò poi quella che ebbe come protagonista il nipote cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano, più famosa della precedente per l’opera del Manzoni); o forse anche perché la popolazione del luogo - già provata in quegli anni dalla peste - non ebbe il tempo di dedicare la propria solerzia all’esortazione di San Carlo Borromeo, perché nel 1580 a Varese si iniziò a costruire la cappella del Rosario ad ampliamento della chiesa parrocchiale di S. Vittore, e poi nel 1604 il “Viale delle Cappelle” del Sacro Monte, promosso e iniziato dal francescano cappuccino padre Giovan Battista Aguggiari, che durò quasi tutto il secolo. I francescani di Varese, da parte loro, iniziarono proprio fra il 1600 e il 1602 una vasta opera di ristrutturazione e di abbellimento della loro chiesa, con aggiunta di cappelle, affreschi e decorazioni, e resero più alto il campanile, utilizzando per tutto questo i fondi della comunità e beneficiando delle copiose donazioni di importanti famiglie varesine. Nel 1612 il Card. Federico Borromeo andò in visita pastorale a Varese. E’ dello stesso 1612 l’ultima nota che si ritrova sull’oratorio di S. Francesco in Pertica: N.21 1612 (…) “A proposito dell’oratorio di S. Francesco in Pertica. Nulla è stato eseguito delle prescrizioni delle visite precedenti per quanto riguarda questo oratorio, (.?.) sappiamo dell’altare semidistrutto, della porta senza le ante, del tetto crollato, di molte immondizie e cose profane e di cose abbandonate, che rendono necessario il suo restauro: affidiamo di conseguenza a tutta Velate il compito di riparare con un tetto, con murature più sicure e con porte, e di affidare al parroco la chiave. Se in verità non vuole far fronte a questa modica spesa, il parroco faccia in modo che l’oratorio venga distrutto sia eretta una croce a segnalare il sacro luogo. Quindi recintato il luogo, affinché esso non sia accessibile alle bestie. Si devono censire le vicine edicole e siano i terreni vicini restituiti all’oratorio stesso che non sia lecito a tutti gli abitanti abitarle in confiteusi col Parroco; …”
I muri del Conventino, anzi, col tempo vennero in gran parte demoliti, per permettere l’utilizzo delle pietre come materiale di costruzione a Santa Maria del Monte; il luogo cadde lentamente nel più completo oblio e la chiesa venne in seguito definitivamente sconsacrata. Oggi non sappiamo se poi venne eretta la croce per segnalare quel luogo sacro, così come risulta dall’ordine sopra riportato del 1612. Possiamo tuttavia dire che 390 anni dopo, nel 2002, si è voluto dare il massimo onore a Francesco e a quei suoi primi confratelli, erigendo in suo onore un TAU – la sua firma - in questo primo “Giardino di frate Sole”, secondo il suo intento di salvare “sora madre terra”.
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