"DI PERSONE COME LUI, NE NASCE UNA OGNI CENT'ANNI"
Così disse nel 1990 di Andrej Sacharov il famoso scienziato Bruno Pontecorvo, che negli anni '30 fece parte dei celebri "ragazzi di via Panisperna" a Roma, con Enrico Fermi.

Fra tutti gli scienziati che si sono occupati dei mali della natura, nella seconda parte del 1900, le osservazioni più complete e profonde sono probabilmente proprio quelle di Andrej Sacharov.

Chiamato "padre della bomba H sovietica" (1953), nelle sue Memorie spiegò diffusamente il suo ruolo e le sue motivazioni di quei tempi, in cui era spinto a questi studi dalla convinzione che, in quel momento, solo l'equilibrio del terrore e il reciproco mortale deterrente missilistico nucleare avrebbero potuto mantenere la pace fra le due superpotenze e nel mondo. Emozionante il suo ricordo di quei momenti: "La reazione termonucleare, misteriosissima fonte di energia delle stelle, sole compreso, fonte di vita sulla terra e causa possibile della sua distruzione, era in mio potere, avveniva sulla mia scrivania!..."

Dopo l'esperimento nucleare del 1955, tuttavia, iniziò per lui una nuova presa di coscienza su questi problemi. Già nel 1957 avvertì tutti sui pericoli dell'energia nucleare, dei danni connessi anche ai soli esperimenti e sugli effetti radioattivi delle esplosioni della cosiddetta "bomba pulita", con il lungo impressionante articolo "Il carbonio radioattivo e gli effetti biologici non di soglia". Ne scrisse anche una versione destinata a una maggiore diffusione, "Il pericolo radioattivo degli esperimenti nucleari", che venne tradotto nelle principali lingue del mondo (inglese, francese, tedesco, spagnolo, giapponese ecc.).
"Fra le fonti di orientamento 'filosofico-umanistico' rammento gli scritti di Albert Schweitzer (premio Nobel per la Pace, 1952) che mi impressionarono profondamente."
Occupò gli anni successivi nel tentativo, dal suo punto di vista ormai essenziale per la salvezza dell'umanità, di contribuire ai trattati di messa al bando degli esperimenti nucleari, di disarmo, di non proliferazione e di riduzione progressiva delle testate. In questo campo, contribuì al successo dei trattati di Mosca del 1963 (sui test nucleari) e del 1968 (sulla non proliferazione), ed altri.

Dal 1968 si dedicò totalmente ai problemi umanitari e scientifici del mondo.
Nel 1975 un meritato premio Nobel per la pace venne a premiare tutti i suoi sforzi per la difesa dei diritti umani.

Durante la sua prima visita in Italia nel 1988, dopo l'esilio di Gorkij, si recò anche ad Assisi, dove, giunto nottetempo, visitò la Basilica e il Convento avendo come guida padre Massimiliano Mizzi, che già l'aveva conosciuto a Mosca.



Queste brevi riflessioni sono tratte dalle sue "Memorie":

"A quel tempo avevano già cominciato a essere per me motivo di crescente preoccupazione le conseguenze biologiche degli esperimenti. Lavorare a quell'articolo rappresentò per me una tappa importante nelle formazione delle mie opinioni sulla questione morale degli esperimenti nucleari...
La quantità delle vittime di una radiazione supplementare è determinata dagli effetti biologici non di soglia (cioè tali da agire in presenza di minime quantità di radiazioni e da portare statisticamente a ingenti effetti complessivi di mortalità e di malattie, dovuti al fatto che vengano colpite dalle radiazioni masse enormi di persone e, nel giro di alcune generazioni, tutta l'umanità).

"L'effetto non di soglia più semplice è quello che agisce sull'ereditarietà... Basta una sola ionizzazione per determinare un mutamento irreversibile del gene (la cosiddetta mutazione genetica), pertanto possono determinarsi mutamenti irreversibili anche in presenza di minime quantità di radiazioni. Il numero totale di vittime per un'esplosione da un megaton è calcolato nel mio articolo in 10.000 persone..."

Nel 1957 la potenza totale delle bombe sperimentate era già di 50 megaton (cui corrispondono, secondo i miei calcoli, 500.000 vittime!); tali cifre sono rapidamente aumentate in seguito..."

Ma l'URSS non lo ascoltava, e l'Occidente dimostrò, allora come in seguito, di amplificare la sua voce solo a fini politici. Sul problema dell'inquinamento ambientale, ecco alcune sue osservazioni, tratte dal saggio Considerazioni sul progresso pubblicato nel giugno del 1968 a Mosca e poi ripreso in Occidente con ripetute edizioni. La forza delle sue riflessioni, pacate e agghiaccianti, non può tuttora lasciare nessuno indifferente:

"L'umanità deve trovare in sé la forza per allontanarsi da un pericolo dai mille volti; non solo quello di un annientamento in un conflitto nucleare, ma anche quello di una catastrofe ecologica: oggi tutto è concentrato in un unico modo...

"Viviamo in un mondo che si trasforma rapidamente. Gli impianti industriali e idrotecnici, il disboscamento, la bonifica delle terre vergini, l'uso di antiparassitari - tutto questo sta cambiando in modo incontrollato la faccia della terra, il nostro habitat. Lo studio scientifico di tutte le interrelazioni esistenti in natura e delle conseguenze del nostro intervento è chiaramente in ritardo rispetto ai tempi di attuazione delle trasformazioni. Nell'aria e nell'acqua vengono scaricate enormi quantità di sostanze dannose dell'industria e dei trasporti, cancerogene incluse. Non verrà oltrepassata ovunque la "soglia di pericolo", come è già avvenuto in una serie di zone? L'anidride carbonica derivante dalla combustione del carbone sta modificando le proprietà di riverberazione del calore dell'atmosfera. Presto o tardi il fenomeno assumerà proporzioni minacciose. Ma non sappiamo quando. I pesticidi, utilizzati in agricoltura per combattere i parassiti, s'insinuano nel corpo dell'uomo e degli animali sia direttamente, sia in forma di una serie di combinazioni modificate ed ancora più pericolose, causando gravi danni al cervello, al sistema nervoso, al fegato e altri organi. Anche qui si possono facilmente superare i limiti di tolleranza, ma il problema non è stato studiato a fondo e controllare tutti questi processi è alquanto complicato.

"L'impiego di antibiotici nell'avicoltura favorisce lo sviluppo di nuove forme di microbi patogeni, resistenti agli antibiotici stessi. Potrei citare ancora il problema degli scarichi dei detersivi e delle scorie radioattive, l'erosione e salinizzazione del suolo, l'allagamento delle praterie, il taglio dei boschi sulle pendici montane e di foreste importanti per l'equilibrio idrico, la morte di uccelli e di animali utili quali i rospi e le rane, e molti altri esempi di spoliazione sconsiderata, provocata dal prevalere di interessi localistici temporanei, burocratici ed egoistici, a volte dettati semplicemente da questioni di prestigio territoriale. I problemi relativi all'igiene ambientale sono molto complessi e multiformi, e sono strettamente connessi con i problemi economici e sociali.

"Per questo non possono risolti a livello nazionale, e tanto meno a livello locale. La salvezza del nostro ambiente naturale esige che noi superiamo le nostre divisioni e la pressione di interessi temporanei e locali. Altrimenti l'URSS avvelenerà gli USA con i propri scarichi e viceversa. Per il momento si tratta di un'iperbole, ma se la quantità di scarichi aumenterà del 10% ogni anno, nel giro di cent'anni la crescita totale sarà aumentata di 20.000 volte. Pianificare la vita dell'umanità un millennio prima probabilmente è possibile, ma dovremmo sfociare in un assetto stazionario, compatibile con la sicurezza ecologica.

"Questo accadrà come penso, e come spero, nel corso di parecchi decenni oppure secoli, e in quest'assetto stazionario l'umanità si conserverà, vivrà di risorse riproducibili, senza distruggere l'ambiente... Ecco lo schema ideale, che è possibile soltanto sfruttando le conquiste della scienza, la scienza del futuro. Il miracolo della scienza. Sebbene non creda nella possibilità che si arrivi in breve (ma ci si arriverà poi?) a una teoria unificata, vedo tuttavia le conquiste fantastiche, gigantesche alle quali si è arrivati anche soltanto nel corso della mia esistenza; e non mi aspetto che questo flusso si esaurisca, mi aspetto che si irrobustisca e si dirami.

"Ho fiducia che l'umanità trovi una soluzione ragionevole nel difficile compito di realizzare un progresso grandioso, necessario e inevitabile, conservando l'umano nell'uomo ed il naturale nella natura."