
Negli anni '60, quando il mondo cominciò a rendersi conto della crisi ecologica (non solo di origine industriale: era anche il periodo degli esperimenti nucleari), fu l'americano Lynn White jr. - professore nella Università di California (Los Angeles), e presidente della Society for History of Technology - che indicò Francesco d'Assisi quale "patrono degli ecologisti" e come modello da seguire, poiché la sua figura "proponeva una nuova alternativa" contro la devastazione ambientale.
San Francesco era già stato nominato "patrono d'Italia" da Pio XII il 18 giugno del 1939, appena tre mesi dopo essere stato eletto al papato, quando già si presagiva l'inizio della seconda guerra mondiale.
Il 29 novembre 1979, papa Giovanni Paolo II, allora all'inizio del suo pontificato, raccogliendo le numerose sollecitazioni che gli giungevano in questo senso, con la bolla "Inter sanctos" proclamò Francesco "patrono dei cultori dell'ecologia"; certamente non a caso nello stesso giorno, 29 novembre, in cui il papa Onorio III aveva approvato nel 1223 la Regola dell'Ordine francescano, con la bolla "Solet annuere".

A nessuno fra noi che viviamo sfugge quanto sia drammatico il momento che "sora nostra madre terra" sta affrontando, martoriata sulle terre, nei mari e nei cieli da distruzioni d'ogni sorta, procurate purtroppo in gran parte dall'evoluzione egoistica e incontrollata della nostra civiltà. Oggi il celebre invito ricevuto nel 1205 da Francesco a San Damiano ("Vai, e ripara la mia casa: come vedi, sta andando in rovina") può ben essere interpretato anche in chiave ecologica, poiché l'ambiente naturale è un patrimonio donato a tutta l'umanità (v. Andrej Sacharov).
L'Associazione Pro Mundo, in accordo con padre Massimiliano Mizzi, pensò che l'inizio del millennio sarebbe stato un giusto momento per promuovere ancor più nel mondo il senso del messaggio di Francesco d'Assisi, oltre che nel suo significato di pace universale, specialmente in quello di amore e di salvaguardia del creato.
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