
Per la prima primavera del Terzo Millennio, nell'anno in cui ricorreva il 775° anniversario della morte di Francesco, padre Massimiliano Mizzi - malgrado i numerosi e pressanti impegni internazionali - venne da Assisi, città della pace, desiderando recarsi sul monte San Francesco.
Qui, con una cerimonia svoltasi sabato 24 marzo 2001 davanti all'ingresso della cappella quasi diroccata, popolata di alberi e arbusti, su questa cima ora dimenticata, divenuta ormai un bosco naturale che occupa tutti gli spazi dei ruderi antichi, egli ha donato la sua solenne e particolare benedizione, sia per questo monte che vide per oltre due secoli e mezzo la vita di alcuni fra i primi seguaci di Francesco, sia per tutta la natura circostante e per tutto il creato, sia per un sentimento di pace che da questi luoghi potesse propagarsi in ogni parte del mondo, fra gli uomini di ogni razza e religione.
Al rientro, padre Mizzi - che si era molto commosso alla visione di quella montagna, delle Alpi coperte di neve, dall'intenso azzurro dei cieli che si specchiava negli immobili laghi perduti; al ricordo di quei lontani confratelli; alla vista di quell'eremo in rovina - ci chiese se l'Università Cattolica di Milano (fondata da un francescano, padre Agostino Gemelli) disponesse di una cattedra di archeologia, e, nel caso, se fosse possibile che qualcuno si interessasse alle lontane origini di quel "Conventino" e di quei ruderi abbandonati. Ci mettemmo in contatto con la titolare della cattedra di archeologia, la gentile professoressa Silvia Lusuardi Siena, la quale, dopo qualche ricerca bibliografica, non appena il tempo e i suoi numerosi impegni lo permisero, venne, con il suo assistente dottor Andrea Bertani, a visitare quei luoghi il 10 gennaio 2002, con noi e alla presenza dell'autorità competente del Comune di Varese. (v. Il problema archeologico).
Sul mensile San Francesco patrono d'Italia, così padre Mizzi ricordò in seguito quella giornata: «24 marzo. Sono a Varese. Alle ore 9.00 si parte per "Il Monte San Francesco" in Pertica di Velate. Qui c'era, già intorno al 1220, un eremo francescano. Si possono ancora vedere i ruderi della vecchia chiesa. Per quest'occasione è stato eretto un TAU di legno fatto da due piccoli tronchi di betulla sul quale è scritto Pace e Bene.
La celebrazione di stamattina è una semplice benedizione con una preghiera a Dio che questo luogo diventi luogo di pellegrinaggio e d'incontro per i seguaci delle religioni mondiali. È un augurio che questo monte diventi una 'cattedra' di insegnamento alle nuove generazioni per riscoprire il rispetto verso il creato e la pace con la natura sull'esempio di S. Francesco.
Inoltre è un ponte che lega spiritualmente il Monte San Francesco di Velate al Monte Subasio in Assisi che custodisce la tomba di San Francesco e il Monte Hiei a Kyoto, in Giappone, che è la culla del Buddismo Giapponese, dove nel 1987 si è svolta la prima preghiera delle religioni per la pace dopo Assisi. Vi partecipano rappresentanti del Comune di Varese e della Regione Lombardia, autorità cittadine, i presidenti del Consorzio del Parco Regionale Campo dei Fiori, Amici del Sacro Monte, ambientalisti, politici e giornalisti.»
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