La data.
Venne scelto per l’inaugurazione il giorno di domenica 21 aprile 2002, perché questa data riuniva due particolarità importanti, una legata al mondo religioso e l’altra a quello laico (l’anno, va ricordato, era quello dedicato dall’ONU alle montagne del mondo).
Il Cantico di frate Sole fu composto da San Francesco nel mese di aprile del 1225; e il 21 aprile ricorre l’Arbor Day, una manifestazione intesa a propagare, specie tra i giovani, il rispetto e l’amore per le piante. Istituita nel 1872 nel Nebraska (USA), e da qui diffusasi nell’America e in Europa, fu introdotta in Italia nel 1898 da Guido Baccelli (medico, insegnò medicina legale e fu più volte ministro della Pubblica Istruzione). Si celebrava il 21 aprile di ogni anno con la partecipazione degli alunni delle scuole elementari e medie, tra l’altro con la messa a dimora da parte loro di alberelli, per il rimboschimento di vaste zone.

I patrocinatori.
Insieme a padre Massimiliano Mizzi, che lo era per la parte spirituale, il patrocinio per la parte naturalistica venne affidato allo scienziato professor Salvatore Furia (v. Lo scienziato Salvatore Furia) che accettò di buon grado l’invito, lui, che allo studio e all’amore della natura ha dedicato l’intera esistenza.

La mattina a Velate.
Al mattino si svolse a Velate un’importante funzione religiosa nella parrocchia di Velate, da cui tuttora dipende il monte San Francesco, celebrata da padre Massimiliano Mizzi e dal parroco don Adriano Sandri.

Il corteo.
Volendo sottolineare l’antica contiguità fra il monte San Francesco e il vicino Sacro Monte, il raduno per il corteo venne fissato presso il primo arco, con le statue di Francesco e Domenico, che aprono il cammino della via sacra.
Padre Mizzi, in occasione di questa inaugurazione, aveva portato con sé un mattone originario della Basilica di Assisi, “reliquia” del terremoto del 1997 (v. Il mattone della Basilica), avvolto in un semplice panno, che venne portato a mano da un giovane studente.
Padre Mizzi lo donò in quell’occasione ai “Giardini di frate Sole”, come “simbolo di vita e resurrezione”.



La cerimonia.
In un pomeriggio splendente, su un monte San Francesco gonfio di sole e di primavera, il corteo si incamminò infine sul sentiero pianeggiante, stretto fra i boschi, che porta alla cima, ai resti della piccola chiesa, alle rovine delle postazioni antiche.
La giovane banda di Velate
, sistemata tra i ruderi delle fortificazioni - che aveva raggiunto anche con fatica, non avendo voluto mancare alla gloria dei propri luoghi - allietò con molti inni le pendici dei monti.
Presente anche il Circolo Famigliare di Velate Volontariato per l’Ecologia, che per una settimana, fra grandinate, sole e acquazzoni, aveva provveduto alla pulizia iniziale del luogo, eliminando e spostando alberi e rami secchi giacenti da anni tra i cespugli e i rovi del sottobosco, volendo onorare le sue memorie e le sue antiche leggende, tramandate da quasi duemila anni di storia. Erano arrivate sul posto persone del borgo di Velate, di Varese e di altri paesi del circondario, insieme ad autorità politiche, ecologiche, imprenditoriali.

Era giunto pure, per l’occasione, un augurio dell’allora Arcivescovo della Diocesi ambrosiana di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, che qui riportiamo:


Intervenne fra gli altri anche il sindaco di Varese, professor Aldo Fumagalli, che si trattenne poi con padre Massimiliano Mizzi, che già aveva avuto occasione di incontrare in più circostanze: il 22 luglio del 1999 ricevendolo con gli assessori al palazzo Estense del Comune di Varese per la promozione della “Giornata del Dialogo”, e nel febbraio del 2001 negli U.S.A., al Washington, D.C., National Prayer Breakfast.

Padre Mizzi, dopo l’inaugurazione del primo “Giardino di frate Sole”, disperse poi sul terreno antistante il TAU un poco di terra portata appositamente da Assisi; così come il professor Salvatore Furia ne raccolse un poco da quel monte, dove era sorto uno dei primi conventi francescani della zona varesina, affinché padre Mizzi potesse riportarla con sé nella patria di Francesco – costruendo quasi, fra i due luoghi, un gemellaggio di madre terra.