Padre Mizzi, in occasione dell’inaugurazione, portò un mattone originario della Basilica di Assisi, caduto durante il terremoto del 26 settembre 1997, e lo lasciò come simbolo per i “Giardini di frate Sole”.
Come si sa, ad Assisi la Basilica è formata da due chiese: quella Inferiore, la cripta sepolcrale di San Francesco, è in mattoni di pietra rossa; quella Superiore, che subì il terremoto, è in pietra bianca.

Dopo la morte di Francesco (3 ottobre 1226), le sue sacre spoglie furono provvisoriamente traslate nella chiesetta di San Giorgio.
Frate Elia, allora Vicario generale dell’Ordine, ideò la costruzione di una chiesa che accogliesse degnamente nella cripta la salma del Santo. Questo progetto ebbe un decisivo aiuto dal cardinale Ugolino dei conti Segni – già protettore dell’Ordine, e divenuto poi papa col nome di Gregorio IX nel marzo del 1227, pochi mesi dopo la morte di Francesco – il quale il 17 luglio 1228, il giorno dopo aver canonizzato il Santo, pose di sua mano la prima pietra della basilica.
I lavori procedettero tanto rapidamente che nel 1230, a soli 22 mesi dall’avvio, essa era già compiuta nelle sue parti essenziali, e il 25 maggio 1230 vi si poté traslare il corpo del Santo.
Il papa, con la bolla concistoriale “Is qui ecclesiam” mutò il nome di quel luogo, dove si compivano le esecuzioni, da Colle dell’Inferno in Colle del Paradiso, e dichiarò costituita la chiesa “caput et mater” dell’Ordine Francescano.
Si diede quindi inizio alla basilica Superiore, che papa Innocenzo IV poté consacrare solennemente, insieme alla basilica Inferiore, il 25 maggio 1253: venticinque anni dopo la santificazione di San Francesco, e nello stesso giorno in cui ventitré anni prima il suo corpo era stato portato nella definitiva dimora terrena.



Pro Mundo costruì allora un semplice cofanetto di legno per conservare questa “reliquia” in modo rispettoso ed umile. Utilizzò lo stesso povero legno d’abete usato in precedenza per il TAU (così come l’avrebbe impiegato successivamente per le tavolette dei “messaggi” delle grandi Religioni), impregnandolo col colore dell’ulivo, e legando poi il mattone con una corda “francescana”, in modo da poterlo sollevare e sistemare senza pericolo durante le cerimonie.




“Vai, e ripara la mia casa: come vedi, sta andando in rovina”

Ai tempi del terremoto, come si ricorderà, vi fu una gara di contributi e di aiuti da parte di tutti i popoli affinché la Basilica fosse restaurata nel più breve tempo possibile. Tanto è l’amore che circonda la figura di Francesco d’Assisi nel mondo. Tanto è l’amore di cui egli circondò il mondo.
Eppure la natura che egli tanto amò e lodò - per quanto possiamo osservare noi stessi, ma soprattutto per quanto ci vanno dicendo da decenni numerosi scienziati - è sull’orlo di una pericolosa rovina, o addirittura di una definitiva catastrofe.
Vi è, fra loro, che dice che il mondo potrà resistere alcuni decenni, chi gli dona una secolo di vita; ma nessuno gli pronostica una lunga esistenza.
Perché allora perdersi con i “Giardini di frate Sole”?
Perché, visto che la razionalità non vuole costringersi a meditare, visto che gli interessi economici e il traguardo della ricchezza nascondono a tutti la verità, la speranza sta forse nel mostrare ai bambini e alla gioventù, attraverso la conoscenza degli adulti, quelli che furono i più grandi esempi dell’umanità.
Tutto il mondo può contribuire a restaurare la Terra. Quello che è stato fatto d’impeto per la Basilica, può essere fatto, in modo più meditato, per la Terra stessa.
Nessuno più di Francesco amò la natura. Facciamo un “Giardino di frate Sole”. Se una briciola del suo amore, attraverso i suoi semplici “Giardini”, si spargesse nel mondo, forse questo potrebbe contribuire a salvare una Terra avviata con orgoglio alla sua rovina, ormai ubriaca di rumore, di danaro e di luci.
Tanti “Giardini” uniti e sparsi nel mondo diverrebbero la più grande e gloriosa cattedrale mai esistita, sotto il cielo aperto, così come piaceva a Francesco, per camminare, e ammirare, e insegnare, e riposare, e sognare.
Noi vogliamo dunque sperare che questo Giardino sia la prima pietra di una Basilica universale
della nostra madre terra.